La cronaca delle prime prove collettive nelle città di Volterra e Pomarance

Scena delle mani insanguinate

photo: Alessandro Fantechi

La forza di Mercuzio è nelle persone che credono in lui. Il progetto Mercuzio non vuole morire, nato da un’idea di Armando Punzo, regista della Compagnia della Fortezza e direttore artistico del festival VolterraTeatro, è stato accolto e condiviso dalle amministrazioni comunali, da tutti gli artisti del territorio, dalle associazioni, dalle scuole di danza, dalle scuola di musica, dalle contrade, dai rioni, dai singoli cittadini. Sta invadendo le piazze delle città ed entrando nei cuori della gente. Tantissimi hanno aderito e stanno collaborando in massa alla preparazione di un evento spettacolo unico nel suo genere, innovativa rivisitazione del dramma shakespeariano Romeo e Giulietta.

Punzo ed il suo staff stanno lavorando a capofitto sulle scene teatrali pensate tra le strade delle città: le prime prove collettive sono state fatte a Volterra e Pomarance lo scorso 5 e 7 giugno. I cittadini, giunti in massa e motivati dallo spirito di Mercuzio, hanno invaso le piazze e le strade che sono divenute ambientazioni e scenografie a cielo aperto. In questi grandi set teatrali si sono create magiche atmosfere di gente che parlava, recitava versi, si abbracciava, urlava, giocava, correva e portava in piazza i propri sogni: gli adulti con i giovani, gli anziani con i bambini. Il legame è stata l’idea di Mercuzio non vuole morire. Nelle serate di Pomarance e Volterra si è concretizzata la voglia di fare teatro insieme.

I bambini sono arrivati con fiori e palloncini. Hanno indossato i panni che più li rappresentavano: i tutù da ballerine, i pattini e le maschere. Hanno corso, ballato, urlato e giocato con Mercuzio. Si sono accostati ai portoni delle case come per poter sentire i pensieri dei loro abitanti. Hanno portato la dolcezza e l’esuberanza della leggerezza.

I nonni, i padri e le madri hanno interpretato la scena delle mani insanguinate: gli adulti della storia di Romeo e Giulietta che per i loro contrasti hanno sacrificano i loro migliori figli.

Con seria intensità hanno formato un corteo che avanzava lento e composto con le mani rosse verso l’alto mettendo così in mostra le loro responsabilità nei confronti dei giovani.

E poi l’emozionante scena della partenza: fatta da tutti coloro che hanno portato con sé una valigia.

Una lunghissima composizione scenica che si è protratta per quasi un’ora. Emozioni e speranze in un evento finale travolgente e liberatorio.

La scena del libro: una lunga fila di gente ha attraversato le strade della città. Ognuno con un libro in mano mentre legge stralci che possono essere ascoltati da chiunque abbia la voglia semplicemente di tendere l’orecchio. E le parole di poesia, di romanzi immortali, di gesta eroiche, di favole, di filosofia si sono diffusi per le vie ed hanno echeggiato nella notte.

Giovani ragazze sono diventate le Giuliette distese nella cripta, simbolo dolce ma evidente della crudeltà delle madri e dei padri. Decine di ragazze nel fiore degli anni, belle e delicate si sono sdraiate per terra mentre il suono di una fisarmonica suonata da un piccolo musicista, ne sottolineava il momento. E le loro madri attraversavano questa cripta con in mano delle rose rosse. Una scena molto forte e teatrale che ha lasciato con il fiato sospeso.

Mercuzio non vuole morire è un evento teatrale di massa. Il palcoscenico è la stessa città: le strade, le piazze, i vicoli, i paesaggi, i luoghi, i palazzi sono le scenografie. E gli attori sono le persone comuni, i cittadini e tutti coloro che vogliono aggregarsi per non far morire Mercuzio e il suo sogno. Uno spettacolo teatrale di massa per raccontare la storia del poeta di Romeo e Giulietta: l’artista che ha voglia di ribellarsi, che si ferma ad annusare la vita, che è portatore di leggerezza, che rifiuta la pesantezza della sua epoca, che crede ancora nella poesia, nell’arte, nella cultura, nella bellezza come strumenti in grado di cambiare le cose che non vanno. Quando si pensa che non ci sia più nulla da fare improvvisamente eccolo qua: Mercuzio prende in mano il proprio destino e cerca di cambiare la storia.

Per fare questo sta cercando aiuto in altri che si riconoscano nella sua idea: la cultura non può, non deve e non vuole morire.

Fino a ora la risposta da parte delle persone è stata grandiosa: da Bologna a Cosenza, da Volterra a Pomarance, a Montecatini, gli amici di Mercuzio hanno risposto con entusiasmo alla provocazione di Punzo. Tutti possono ancora partecipare al progetto e diventare protagonisti dello spettacolo che ha una forza oltre che teatrale anche cinematografica.

Mercuzio non vuole morire!

Josella Calantropo

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