Mercuzio non vuole morire a Bologna: momenti di rara potenza collettiva

Ed era solo l’anteprima. La Compagnia della Fortezza arriva a Bologna con un assaggio del Mercuzio non vuole morire e travolge le centinaia e centinaia di persone che hanno affollato il Giardino della Memoria – spazio antistante il Museo per la Memoria di Ustica. È stato un susseguirsi di emozioni. La gente c’è ed è dalla parte di Mercuzio. Si è visto e si è sentito.

photo: Futura Tittaferrante

Sono arrivati con le valigie, con i libri e con i fiori. Hanno partecipato alle azioni di massa che Armando Punzo, regista della compagnia e ideatore del progetto Mercuzio non vuole morire, dirigeva come su un set cinematografico. Sono diventati spett-attori e hanno vissuto dall’interno la possibilità di far vivere Mercuzio. Si è percepita la forza di un teatro che sgomita, che cerca di farsi spazio e di resistere a un mondo che lo vuole al margine. È stato davvero un voler ripartire dalla “Piazza”. Si è respirata una ventata di novità, così nuova, da recuperare il senso più profondo del teatro che ritorna agli albori, a quando i festival erano fatti con le persone e per le persone. Ancora una volta Armando Punzo si rivela alfiere di un “teatro d’arte per tutti”.

A Bologna sono state provate alcune scene del Mercuzio non vuole morire che vedrà la sua realizzazione compiuta a fine luglio in una edizione tutta speciale di VolterraTeatro2012.

photo: Futura Tittaferrante

Al pubblico accolto dallo staff organizzativo e artistico sono state dipinte le mani di rosso per prepararsi alla scena Le mani insaguinate. È un’ immagine tratta dal coro iniziale di Romeo e Giulietta di Shakespeare nel quale si racconta di cittadini con le mani insanguinate del loro stesso sangue. Nel dramma muoiono tutti i giovani e i figli. Il futuro della “Bella Verona” viene ucciso a causa dei conflitti tra Montecchi e Capuleti.

Nel frattempo Armando Punzo chiamava tante giovani a impersonare Le Giuliette nelle cripta. Le ragazze si sono sdraiate sul prato con un fiore sul petto. Vedere quella distesa di Giuliette addormentate mentre un attore della compagnia recitava il pezzo della Balia ha sospeso il fiato di tutti.

E poi è successo: il pubblico era già entrato nello spirito di Mercuzio e si lasciava guidare dalla voce del regista come se fosse stato da sempre parte della stessa compagnia.

Le mani insaguinate avanzavano lente attraversando il parco e le Giuliette. Si mescolavano le visioni e le drammaturgie. E tutto questo ha fatto da sfondo alla scena de Il duello tra Armando Punzo, Mercuzio, “l’ultimo poeta”, la parte dell’ uomo che non rinuncia a sognare, e Aniello Arena, Tebaldo, la parte pesante di ognuno di noi che non riesce a volare. E l’apice della scena si è raggiunto quando tutti gli adulti dalle mani insaguinate hanno coperto il volto per non voler vedere quel sacrificio che si consumava dinanzi a loro.

A continuare, la scena Tutti con un libro che richiama l’immagine “Non rane dal cielo, ma milioni di libri fino a coprire la città reale”. Quando si apre un libro si dà vita a un altro mondo.

E per finire la scena La giornata della partenza in cui sulla musica di Andreino Salvadori si è ballato la “Gioia di Mercuzio”. Due momenti di teatro collettivo e coinvolgente. Due fasi dello spettacolo che rilanciano verso la speranza e che aprono verso nuove possibilità.

I fotografi e i video cameramen hanno documentato tutte le azioni. Spettatori, gente comune, operatori dello spettacolo, accademici, studiosi, giornalisti e gli studenti di Bologna sono stati testimoni di una forza teatrale unica e rara.

L’appuntamento è per tutti al festival VolterraTeatro2012 per Mercuzio non vuole morire. “Abbiamo bisogno di dare vita a un sogno” (Armando Punzo)

Josella Calantropo

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