“Un happening ai tempi di Shakespeare” di Alessandro Fantechi

Una fotografia digitale di Mercuzio non vuole Morire

E’ iniziato come una scommessa. Molti non ci credevano. Ma l’artista si sa è un po’ eroe e un po’ folle, oltre che santo. Epico, grandioso, politico, utopico, popolare, il teatro di Armando Punzo sfugge ogni definizione e si fa in mille pezzi: sit-in, protesta, agit prop, flash mob di seconda generazione, teatro di strada, performance, foto artistica, happening, set, ciak, prove di un film alla Cecil B. DeMille. In una parola il teatro di massa, il teatral-cinematografico nasce a Volterra il 28 luglio 2012 dentro il Festival Volterrateatro. Suo padre e madre naturale, Armando Punzo, che non contento di un altro centro con Mercuzio non vuole morire. La vera tragedia in Romeo e Giulietta dentro al carcere (e che speriamo diventi una produzione da portare in giro) rilancia e dilata il Teatro fino a invadere la città, le città (magistrale il Mercuzio a Bologna poco tempo fa), il tempo (oltre tre ore di azioni, scene, musiche) e lo spazio tra le strade di Volterra che diventa la bella Verona.

Ma sono i personaggi di Shakespeare che si danno convegno attraverso le bellissime voci degli attori-detenuti, aspiranti Mercuzi, fuori delle mura del carcere: Riccardo III, Prospero, la balia di Giulietta, Pessoa, Artaud, Majakovskij, Cyrano e altri ancora che come nebbia sottile si sono poi dissolti nella notte volterrana carica di emozioni. Una giornata infinita piena di colpi di scena che molti ricorderanno per mesi a venire. Con laboratori di creazione scenica che attraversano il set, grazie alla collaborazione di altri registi e attori, danzatori, chiamati a sostenere il Mercuzio. Ci sono ancora delle regolazioni da fare: la messa a punto, registrare i freni ma manca poco, pochissimo. Ribellatevi, indignatevi, aprite i libri, non dormite urla Punzo/Mercuzio al megafono come sul set di Vaghe stelle dell’Orsa di Visconti. Ma niente somiglia a niente. Qui si prepara una rivoluzione.

photo: Alessandro Fantechi

Impossibile raccontare tutto e tutti. Uomini libro e mani insanguinate, Lady Macbeth e duelli di cappa e spada all’ultimo sangue tra le viuzze. Cori. Bambini che suonano. Bambine che danzano. Duecento Giuliette distese nella piazza diventata cripta. Shakespeare a cielo aperto. Rito e celebrazione memoria dei Capuleti e Montecchi, del Muro di Berlino, della guerra serbo-bosniaca, delle faide delle famiglie di mafia. Non siamo a teatro. Tutti sono liberi di fotografare, partecipare, aiutare, guardare. Il coinvolgimento è a fior di pelle e questo è l’importante. Si soffre insieme agli attori. Lo spettattore è chiamato a difendere fisicamente Mercuzio. Con il sudore e la fatica. Non comparse ma uomini e donne consapevoli di partecipare alla grande festa del Teatro. Non siamo a Teatro ci dice Punzo, siamo “il Teatro” e restituisce in un colpo solo alla Comunità il maltolto. Ma ci dice ancora di più e lo grida nelle piazze delle Città, questa volta e per sempre: date fiato al dolore, salvate Mercuzio o il vostro cuore si spezzerà. Giulietta e Romeo e le parole del Bardo, la riscrittura del personaggio di Mercuzio diventano allora nelle mani di un Punzo ancora più sognatore e poeta, atto politico e sociale, testimonianza e diritto di esistenza, partecipazione e speranza.

photo: Alessandro Fantechi

Il lavoro è segnato dalle musiche di Andrea Salvadori, dalla voce di Maurizio Rippa, dai tagli stilistici di Manuela Dall’Aglio e le coreografie dei piccoli Mercuzi guidati da Pascale Piscina. Senza contare il lavoro segreto dei collaboratori dentro al carcere e dei sostenitori/amici della Compagnia della Fortezza. E ancora le Associazioni di Volterra, le scuole di Danza, gli scrittori erranti, i figuranti storici, i cani con le alette da angioletto. Il sogno è servito e con esso l’utopia (speriamo di no) che noi si possa salvare l’Arte, la poesia e il Teatro. Ma iniziare una cosa sembra contenere in sè il germe della riuscita. Il teatro entra nel carcere e esce dal carcere e invade la città. Fuori dal fuori. Il monologo finale di Prospero con l’attore Franco Felici in maglietta, ci regala momenti di incontaminata purezza. La stanchezza dovuta al viaggio si colora di una festa-ballo di decine di valigie con una lacrima dentro. E’ tempo di partire. Non è più un tentativo. Ne abbiamo bisogno. Punzo, ultimo poeta, interpreta i tempi e il Teatro non è più solo lo specchio ma si fa arma, fioretto, parola poetica, corpo e anima.

Da Volterra è tutto (per ora). Il resto è silenzio.

(Alessandro Fantechi)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...